Prosegue l’indagine monografica delle opere di Piero Costa. In questa l’autore, ispirato da Velasquez, fa piombare un gagliardo finanziere addirittura nell’antro di Efesto. Lo spettatore percepisce subito il disagio dell’olimpica divinità, costretta di qui a breve a tirar fuori tutte le fatture delle spade ed armature forgiate da tempi immemorabili. E le norme di sicurezza? Non vedo collaboratori dotati di casco nè di abiti conformi alla legge 626. Ne esce, letteralmente, un quadro impietoso del dio del fuoco, immortalato dalla mano poco discreta del pittore. L’ontologia dell’opera rivoluziona la poetica della caduta degli dei la cui causa risulta quindi essere la voracità esattoriale del moloch statale, nuovo mostro laico e bulimico che si pappa il Pantheon in un sol boccone.

1 Commento
27 Maggio, 2008 alle 6:51 pm
Mi piacerebbe che iniziassi a commentare anche le opere/installazioni di Studio Aperto della Pergola. Secondo me è un artista emergente di tutto rispetto. Riesce a mischiare drammaticità, leggerezza e un senso di misticismo (di solito provocato da scultorei binomi tetteEculi).