Archivi del mese: febbraio 2008

E’ bello ciò che è bello

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E’ una fortuna che le persone che danno il nome a certe sindromi siano rispettabili. Tra queste Henri Beyle, detto Stendhal, il cui animo troppo sensibile alla bellezza lo portava a sentirsi male fisicamente e psicologicamente di fronte ai chef d’oeuvre, tanto da dare il nome a quella nota come Sindrome di Stendhal. Fosse capitato al mostro di Düsserldorf, sarebbe stato ridicolo. Invece, così battezzata assume un fascino particolare ed inspiegabile, e continua a mietere vittime (come il recente caso di una professoressa traumatizzata da un Canova). Si dice anche che di questa sindrome ne siano immuni i giapponesi, che notoriamente nelle loro visite europee di fronte ad un monumento famoso iniziano spesso a fare inutili foto e gridare come al cospetto di una rockstar, infischiandosene dell’arte. Ciò non fa loro onore. Non sembra quindi sconsiderato istituire una classifica di popolazioni inclini all’estetica. In cima gli italiani (soprattutto se si parla di estetica femminile) ed altri europei, in fondo il Sol Levante. In ogni caso questa manifestazione è la prova scientifica dell’assolutismo della Bellezza, de gustibus est disputandum. E dovrebbe far riflettere che la sindrome non ha mai colpito all’interno di un museo d’arte moderna.

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Storia, un tanto al litro

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Che fretta c’era? Maledetta primavera di popoli! La Sanbenedetto ha pensato bene di usufruire dell’immagine di un evento storico di amplissima portata, quale è stata la Primavera dei Popoli, per commercializzare la solita banale acqua minerale. D’altra parte questo è lo spirito del tempo, le rivoluzioni sono diventate puro oggetto di marketing. Emblematico il caso Che Guevara: la sua faccia è comparsa un pò su tutti i prodotti e gli manca solo di essere testimonial di una carta di credito (ma poco ci manca). Così anche i moti rivoluzionari borghesi che sconvolsero l’Europa della Restaurazione nel 1848 si ritrovano in una comoda confezione prêt-à-porter, ideale per le esigenze di idratazione dell’uomo postmoderno. La storia, maestra di vita, imbottigliata. Se esiste una nemesi, il futuro non riserva nulla di buono.

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Dracul (di Kryzstof Merck)

E’ arrivato il momento del capolavoro finale, la pietra miliare della storia del cinema. Un film muto che avrebbe molto da dire.

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Bobo è un “bobo”?

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Nell’ambito della vacua speculazione, è possibile analizzare la figura del Bobone nazionale (Christian Vieri) in relazione alla categoria dei Bourgeois Bohémien (alias bobos). Premessa metodologica: confronto delle caratteristiche del soggetto con le peculiarità sociologiche di tale stile di vita esposte dal Prof. Fabris (2003) e attribuzione di un I.d.A. (Indice di Aderenza) al modello.

Estrazione sociale – Bobos: generalmente di buona e benestante famiglia. Bobo: è pure figlio d’arte! I.d.A.= 9/10

Formazione – Bobos: altoscolarizzati, impegnati professionalmente e lavoro vissuto come una delle aree da valorizzare e su cui investire. Bobo: forse licenza media – vista la lotta impari con la consecutio temporum – ma il lavoro che si è scelto gli ha fatto guadagnare gran soldoni. I.d.A. = 5/10

Droghe e alcolici – Bobos: quanche spinello, moderato consumo di alcol, compatibile però con uno stile di vita salutistico. Bobo: probabilmente più di qualche spinello ma senza esagerare per non rischiare nei controlli antidoping della sua professione certo orientata al salutismo. I.d.A. = 8/10

Visione politica. Bobos: concezione più liberal della sinistra a cui imputano anacronistici legami con la componente operaistica. Bobo: poco coinvolto dalle questioni sindacali, certamente liberal e libertino ma non necessariamente di sinistra. I.d.A. = 6/10

Abbigliamento. Bobos: friday wear; può succedere che il capospalla di Armani sia indossato insieme al jeans di Diesel. Bobo: si è fatto un’apposita linea di vestiario, non indossa quasi nient’altro. I.d.A.= 3/10

Abitazione. Bobos: spesso ispirata dai principi feng-shui, vede un’eclettica mescolanza di oggetti di design, cose del passato ed altissima tecnologia. Bobo: gli basta che ci sia una doccia 3mx3m, la playstation ed un SUV nel box. I.d.A. = 2/10

Alimentazione. Bobos: opzione per le cucine etniche (soprattutto giapponese) alternate a scelte improntate allo slow food. Bobo: se non mangia al Baci&Abbracci dipende in cosa è specializzata la velina di turno; i paparazzi l’hanno beccato anche in qualche sushi bar (mentre impiegava le bacchette come stuzzicadenti). I.d.A. = 6/10

Vacanze. Bobos: rivolte a scoprire/riscoprire culture o luoghi lontani non contaminati da un turismo massificato. Bobo: non può fare a meno del casino romagnolo dove scopre/riscopre avvenenti ragazze di culture o luoghi lontani. I.d.A. = 2/10

I.d.A. complessivo = 5/10

Conclusione: il nostro attempato bomber ha ancora molta strada da fare, anche se l’ostacolo maggiore per i comuni mortali per essere bobos (la disponibilità economica) per Bobo non è un problema. Vieri dunque è un bobo in potenza. Certo non si può pretendere che possa poi diventare anche un radical chic.

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