Archivi del mese: marzo 2008

Quanti maltrattamenti

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Dove nasce il rapporto tra scienza e morale? Il Settecento ha prodotto la figura dello scienziato fedele servo della ragione. Il Novecento ha prodotto lo stereotipo dello scienziato buono, imprigionato da un cattivone, che vuole usare le sue invenzioni per distruggere tutto, ed immancabilmente liberato da James Bond. Le due facce della stessa medaglia: scienza fine a sè stessa, scienza fine alla fine del mondo. All’interno di questo continuum s’inseriscono gli scienziati sadici. Erwin Schroedinger era uno della cricca della fisica quantistica, che all’epoca stava alla fisica newtoniana come il charleston a Schubert. In nome dei quanta, il simpatico austriaco infilò nel 1935 un gatto in una scatola “infernale” che, a seconda della probabilità della disintegrazione di un atomo, avrebbe potuto avvelenare col cianuro il felino. Un pò come metterci dei petardi accesi e vedere se si inceppa prima la miccia o il micio. Quindi finchè non si sarebbe aperta la scatola il gatto era vivo e morto nello stesso istante. Immaginate il suo disagio. L’aver dichiarato che si trattasse semplicemente di un “esperimento mentale” permise a Schroedinger di non subire l’ira animalista dell’epoca. Purtroppo anche i fisici mentono. Recentemente, l’appartamento viennese del crudele scienziato è stato affittato da una signora, Hilda Fottemberg, che ha ritrovato nello scantinato diverse ricevute di cibo per gatti smentendo l’idealità del felino. L’ultima di queste è datata molti giorni prima della presentazione dell’esperimento. Dunque il micio, oltre ad essere reale, è stato a lungo tenuto a stecchetto per opinabili scopi scientifici. Nello scandalo generale la cinica comunità scientifica ha dichiarato: “Oltre a mostrare incompleto l’approccio classico della fisica quantistica quando deve descrivere sistemi fisici il cui livello subatomico interagisce con il livello macroscopico, il professor Schoredinger ci ha dato un’ulteriore lezione postuma. Le ricevute ritrovate infatti dimostrano che -aspettando un periodo sufficiente di tempo- il gatto sarebbe morto di fame”. La Kitekat ha annunciato azioni legali.

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Chi cerca trova – Parte I

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Il discreto successo di contatti sul mio blog è in parte ascrivibile a naviganti che ci capitano pur avendo impostato chiavi di ricerca che suggeriscono differenti approdi. Grazie ai potenti mezzi di WordPress ho potuto archiviare alcune curiose parole di ricerca degli utenti. Spesso mi interrogo sulle reazioni di delusione/stupore/divertimento che possano aver avuto nel giungere in questi insensati lidi. Mi sembra quindi interessante illustrare come molti sono arrivati a leggermi. Vi garantisco che sono tutte autentiche e che io non utilizzo nessuna forma di metatesto. Oggi s’inizia con il filone medico. C’è chi soffre un pò (antidolorifici contro i cervicali), chi abbastanza (anestetico dente rotto) e chi terribilmente (dolore atroce al poplite). Ma anche chi ha digerito male (sintomi riflussi gastrici) e chi s’interroga sulla correttezza della propria dieta (mangiarsi le caccole). Il tema della caccola merita una breve digressione poichè suscita interesse per indagini psicologiche (comportamento di chi mangia le caccole) ed indecenti curiosità su disgrazie altrui (uomo con caccole più grosse nel mondo) non circoscritte alle sole narici (foto di balanite da candida). Digestione sostanze filmato mi fa invece pensare a qualche giovane regista impegnato nel remake di “Salto nel buio”. Altri (riproduzione umana e immagini della riproduzione uomo) probabilmente cercavano siti per adulti ma troppo pudici per utilizzare termini più espliciti. Poi ci sono quelli che hanno bisogno di soluzioni per i propri problemi. Si parte dal generico (qualcosa per il nervo ottico), si passa per angoscianti dubbi (prurito al palato cosa fare?) per arrivare al fantascientifico (combattere la cellulite da dentro). Infine, una volta guarito, qualcuno sente giustamente il bisogno di ringraziare il luminare di turno senza rischiare figuracce (biglietto compleanno medico).

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La banalità del mare

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Mari o monti, questo è il problema. Da che le vacanze sono diventate un obbligo morale, soprattutto nel Bel Paese, tutti hanno dovuto affrontare l’amletico dilemma. Un pò come per la politica, non hanno tanto importanza chi ha delle preferenze definite e non modificabili, ma gli indecisi. A districarsi nella dicotomia c’hanno provato letterati, in funzione del lato estetico, medici, in relazione alla salubrità dell’aria, economisti, in termini costi/benefici, e via dicendo. Il fascismo si è decisamente schierato per italiche nuotate, specie se nei pressi di Littoria (oggi Latina). Ciò in apparente contraddizione con Nietzsche, spesso considerato ispiratore della destra nazionalista, che invece definiva il Superuomo “amante di alpinismo […] in gotica ascesa, volontà di potenza, dominazione del creato da un campeggio d’altura”, forse perchè trovava troppo ridicoli i costumi interi dell’epoca per fare il bagno. Il boom del dopoguerra ha permesso un maggiore sviluppo degli impianti sciistici, più costosi degli stabilimenti balneari, ma Pasolini preferiva “zappare la terra”. Il ’68 invece ha portato un pò di casino ovunque, che si parli di spiaggia o di baita. Con la guerra fredda si è superato il vincolo di stagionalità: l’estate diventa adatta al trekking e l’inverno ideale per partire per i Tropici. I favolosi anni ’80 invece vedono la consacrazione di fenomeni quali la costa romagnola e St. Moritz: lo scontro si sposta sul godereccio. Così come i cicli economici hanno correlazione con la moda e la lunghezza delle gonne, la recessione del 2000 ha portato a vacanze etiche e solidali. Un must è vedere gli svantaggiati morire di fame ed intristirsi tanto, per poi la settimana dopo volare in Sardegna per disintossicarsi, sperando che Diliberto si faccia saltare veramente al Billionaire dei Ricchibastardi e poter aristocraticamente godere, in santa pace, delle bellezze di Cala Gonone o della Costa Smeralda.

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In memoria di.. Gary Gygax

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Questa è stata una settimana molto triste. Ha infatti assistito la dipartita di uno dei più geniali creativi del nostro secolo il cui nome probabilmente risulta sconosciuto ai più. Sto parlando Gary Gygax l’uomo col nome più stiloso del mondo nonchè inventore del padre dei giochi di ruolo, Dungeons & Dragons. Come al solito attingerò alle mie incredibili esperienze di vita per regalarvi particolari inediti di questo personaggio. Anni fa eravamo dei bulletti nel sobborgo italo-americano di Chicago. Per le strade ed i vicoli, lui era sempre ad immaginare storie di cavalieri medievali che combattevano mostri, io molto più materialmente spennavo i passanti col gioco delle tre carte, con il tiro della moneta e con i dadi. I dadi furono l’inizio del nostro sodalizio. Unimmo le nostre competenze ed inventammo il Gioco dei Giochi: Dungeoni E Dragoni (nome successivamente adattato in inglese). Dopo i primi successi sviluppammo alcuni progetti che purtroppo non videro luce. Il migliore fu senza dubbio un role-game ambientato nell’entroterra sardo, dove i personaggi dovevano vedersela con le terribili faide tra i pastori della Barbagia. Fu bloccato dalla stessa ONU poichè, a loro dire, avrebbe creato tensioni pericolose in epoca di Guerra Fredda. Un altro, adatto ai più timidi, era contestualizzato nella fauna ittica della barriera corallina. Un specie di Sirenetta ma molto più sanguinolento. Peccato che la Disney ci fece causa e anche quest’idea naufragò. Forse ora i tempi sono maturi per riproporli, almeno per onorare la memoria di Gary che, se verrà resuscitato da qualche chierico del 20esimo livello, avrà -1 di Costituzione.

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Dialogo della Natura e di un islandese

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Islandese. Þú getur nært og læknað.. Natura. Ehm..un attimo.. sei islandese, vero? Purtroppo non capisco bene la vostra.. ecco, si sta avviando il mio traduttore automatico… un secondo ancora.. acceso. Vai, spara! Islandese. Sono un povero Icelander, che vo che fuoriesce la natura; e rilocazione esso che quasi tutto il tempo della mia vita per cento si divide della terra, fuga per ora in esso persegue questo. Natura. Eh..?! Ah.. così fugge lo scoiattolo dal serpente a sonaglio, finché gli cade in gola da se medesimo. Io sono quella che tu fuggi. Islandese. Naturen? Natura. Non altri. Islandese. Me di dispiace allo spirito; e tengo per faccio ritardare che più grande disavventura di questo non potrebbe sopraggiungere a me. Natura. Non so se ho capito tutto. Comunque ben potevi pensare che io frequentassi specialmente queste parti; dove non ignori che si dimostra più che altrove la mia potenza. Ma che era che ti moveva a fuggirmi? Islandese. Della conoscenza, quello dentro nella prima gioventù, esperienze piccolo, ereditando per essere disposto e chiaramente della vanità della vita e fatuityen dei manes; quale disputa voi stessi sceglie continuamente altre perseguono gli acquisti degli intrattenimenti che non rendono felice e gli accessi che non giovano; [per cagionandosi scambievolmente per il sollecitudini di sopportando e, infiniti mali, il nocciono infiniti per il che affannano e in effetto] le carcasse buone delle carcasse di più va in strada dal successo, quanto molto più esperimenti esso. Per queste considerazioni riassegnate desiderio, ho considerato e non dare il mobbning chicchessia, non il procurando in lontano qualcosa attraverso dichiara, non il contendendo con altri non persegue buon fuori del mondo e vivere una nerezza – ed il resto vive; e privato delle speranze degli intrattenimenti, alcuni simili del negato che cosa al nostro articolo, me non ceppo del gambo l’altra cura che giudicare a me dal sufferingsna lungo per pesare.. Natura. Aspetta un minuto! Questo traduttore automatico mi dà qualche problema, non riesco proprio a seguire il filo del tuo discorso. Per ora ci rinuncio.. senti, facciamo che quando Bill Gates o chiperlui tirerà fuori un aggeggio decente potremo riprendere la nostra piacevole conversazione. Per il momento ti auguro un buon fine settimana e salutami tutti quelli che conosco.. ciao!

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