Archivi del mese: maggio 2008

La fucina di Vulcano visitata dalla finanza

         

Prosegue l’indagine monografica delle opere di Piero Costa. In questa l’autore, ispirato da Velasquez, fa piombare un gagliardo finanziere addirittura nell’antro di Efesto. Lo spettatore percepisce subito il disagio dell’olimpica divinità, costretta di qui a breve a tirar fuori tutte le fatture delle spade ed armature forgiate da tempi immemorabili. E le norme di sicurezza? Non vedo collaboratori dotati di casco nè di abiti conformi alla legge 626. Ne esce, letteralmente, un quadro impietoso del dio del fuoco, immortalato dalla mano poco discreta del pittore. L’ontologia dell’opera rivoluziona la poetica della caduta degli dei la cui causa risulta quindi essere la voracità esattoriale del moloch statale, nuovo mostro laico e bulimico che si pappa il Pantheon in un sol boccone.

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Venere e i guardoni

                                                          L’opera di Piero Costa non ha bisogno di molte spiegazioni. La genialità del pittore surrealista vive nell’intuizione di cogliere il rapporto tra classico e moderno. Il primo proteso alla celebrazione della bellezza. Il secondo volto alla contemplazione della stessa per mezzo degli omini con la bombetta di Magritte, stereotipi ideali della figura del maniaco tanto cara alla nostra società.

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Il primo vero esteta

                                                             

Invece che su Carneade don Abbondio avrebbe dovuto interrogarsi su un altro filosofo greco, assolutamente sconosciuto ai più, padre illegittimo dell’estetica. Silicone – questo è il suo nome – tracciò per primo un quadro delle categorie estetiche, ad onor del vero solo relative alle donne. Infarcendo il ragionamento di capziosità giungeva poco a poco a delineare nuovi canoni di bellezza, e grazie ai suoi studi geometrici calcolava anche le dimensioni corrette dei vari attributi femminili. Il suo pensiero rivoluzionario effettivamente fu mal digerito dai contemporanei. Fidia gli lanciò una cazzuola addosso rompendogli il setto nasale. Tra gli altri filosofi, molti – forti delle loro capacità dialettiche – attraverso il metodo maieutico cercavano di convincerlo a bersi la cicuta, senza ottenere grandi risultati. Una volta annunciò di levarsi finalmente dalle scatole brandendo un calice, però erano pieni di brandy – lui ed il calice. Visto che fuggeva una fine onorevole, le bande più integraliste degli apollinei lo classificarono come sporco dionisiaco beone, da moralizzare a furia di bastonate. Silicone fu costretto così all’esilio, unica via di salvezza, riparandosi in Calabria dove fondò un villaggio vacanze. La sua opera si salvò miracolosamente dall’incendio della biblioteca di Alessandria d’Egitto, forse perchè non era sugli scaffali ma messa come spessore sotto la gamba di un tavolo. Ma non esistendo in natura nulla di quello che ha detto, i chirurghi estetici contemporanei hanno voluto provvedere, creando gonfiando labbra, petti, zigomi. Ecco dove per strada possiamo ancora trovare la firma indelebile di Silicone, discutibile personaggio che, giorno dopo giorno, leva ad Ippocrate sempre più fedeli.

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Reddite rationem

C’è la storia, verissima ma un pò vecchia, che su molte fatture della Parmalat di Tanzi compariva la sigla Ret Put. Insomma, un Ret Put qui un Ret Put lì, i magistrati si sono chiesti cosa volesse significare questa strana abbreviazione. E per primi l’hanno fatto, perchè le migliaia di operatori del mercato non hanno mai avuto un briciolo di curiosità a proposito. Magari qualcuno ha pensato a Rettorato Puteolano. Oppure a Retrograda Putrella, Reticolo Putativo, Retorico Putiferio, Retto Putrescente… invece, molto semplicemente, voleva dire Rettifica Puttanate. Come spesso possiamo vedere nella vita di tutti i giorni, anche l’élite dirigenziale di uno dei più potenti gruppi italiani nel mondo amava nascondere la polvere sotto il tappeto con metodi piuttosto naïf. Ma questo soprattutto vuol dire che anche con la tanto invocata trasparenza, le cose non migliorano necessariamente. Idem vale per la storia dei redditi online, dove la questione della trasparenza è una banale balla. Ma da che pulpito viene la tiritera? Io almeno ho la coscienza pulita. E’ il momento allora di una delle mie sconvolgenti provocazioni che darà vita ad un tam tam mediatico (oppure, com’è norma, non cambierà il solito tran tran quotidiano): pubblicherò i nomi di tutti i proprietari di un harmonizer, con quel trucco che mi sdoppia la voce! Oggi la prima parte:

Abbacchio Rodolfo

Abbruscato Mario

Acqualercia Giorgio

Andirivieni Nathan

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