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Reddite rationem

C’è la storia, verissima ma un pò vecchia, che su molte fatture della Parmalat di Tanzi compariva la sigla Ret Put. Insomma, un Ret Put qui un Ret Put lì, i magistrati si sono chiesti cosa volesse significare questa strana abbreviazione. E per primi l’hanno fatto, perchè le migliaia di operatori del mercato non hanno mai avuto un briciolo di curiosità a proposito. Magari qualcuno ha pensato a Rettorato Puteolano. Oppure a Retrograda Putrella, Reticolo Putativo, Retorico Putiferio, Retto Putrescente… invece, molto semplicemente, voleva dire Rettifica Puttanate. Come spesso possiamo vedere nella vita di tutti i giorni, anche l’élite dirigenziale di uno dei più potenti gruppi italiani nel mondo amava nascondere la polvere sotto il tappeto con metodi piuttosto naïf. Ma questo soprattutto vuol dire che anche con la tanto invocata trasparenza, le cose non migliorano necessariamente. Idem vale per la storia dei redditi online, dove la questione della trasparenza è una banale balla. Ma da che pulpito viene la tiritera? Io almeno ho la coscienza pulita. E’ il momento allora di una delle mie sconvolgenti provocazioni che darà vita ad un tam tam mediatico (oppure, com’è norma, non cambierà il solito tran tran quotidiano): pubblicherò i nomi di tutti i proprietari di un harmonizer, con quel trucco che mi sdoppia la voce! Oggi la prima parte:

Abbacchio Rodolfo

Abbruscato Mario

Acqualercia Giorgio

Andirivieni Nathan

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Breve e discutibile storia economica

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In principio fu il liberismo più sfrenato. L’economia di scambio fondata sul baratto infatti non fu altro che un mercato tanto deregolamentato in cui era possibile negoziare qualsiasi cosa, persona, animale. Questo sistema aveva i suoi pro ed i suoi contro. La mancanza di moneta escludeva il pericolo dell’inflazione (e delle politiche monetarie di Trichet). D’altra parte se l’accordo non era soddisfacente per uno dei contraenti, spesso si arrivava alle mani. Si è poi giunti ad un’economia basata sull’agricoltura che è andata avanti molti secoli. C’è da dire che la gente all’epoca non aveva molto fiuto per gli affari se si pensa che, nonostante tutto quello spazio per le piantagioni, nessuno ha mai pensato di coltivare grano per la produzione di etanolo e biodiesel. La prima industrializzazione ha portato all’origine dell’economia politica, ispirata ai modelli della fisica classica perchè quelli del baccarà erano troppo complessi. Un notevole contributo è stata la legge di Say: “L’offerta è sempre in grado di creare la propria domanda. O viceversa. Non ricordo mai!”. All’inglese John Maynard Keynes dobbiamo invece la nascita della macroeconomia moderna. La tesi dell’economista omosessuale è che l’intervento statale debba focalizzarsi nel breve periodo poichè “nel lungo termine siamo tutti morti”. Nei circuiti accademici ciò gli valse la nomea di “menagramo”. Il nome di Charles Darrow può invece a molti risultare sconosciuto, ma gli dobbiamo l’invenzione del Monopoli, famoso gioco di società. Esso è stato spesso censurato, a partire da Goebbels, ministro della propaganda nella Germania nazista, che lo ha definito troppo “giudaico-capitalista”, poi in Unione Sovietica (fino alla perestrojka), e ancora oggi a Cuba, in Cina e Corea del Nord. L’Italia può invece vantare Franco Modigliani, premio Nobel per l’economia nel 1985, che però alla reception degli alberghi veniva sempre confuso con il pittore. Negli ultimi decenni, la conquista più importante è stata l’applicazione all’economia della teoria dei giochi da parte di John Nash. Grazie ad essa si è potuto dimostrare che, se si paga alla romana al ristorante con gli amici, è razionale che tutti i commensali ordinino le pietanze più costose.

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