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Il libro telematico dei morti

Dopo tanto subire, per una volta Curculione ha voglia di esternare un pò di penoso moralismo

Con un effetto a catena paragonabile solo alla crisi finanziara, si sta diffondendo sempre più celermente il fenomeno del social network. Il libro delle facce – Facebook per chi non masticasse bene l’italiano in questi tempi di esterofilia – è ormai il biglietto da visita per entrare nel grande mondo dei media e della mediocrità. Dei media perchè, capitasse di rubare una caramella o far brillare un edificio per terrorismo, verresti catapultato alla velocità di un muone nelle drammatiche cronache dei cinegiornali e ogni particolare della propria vita verrebbe selezionato, analizzato, sviscerato, tagliuzzato e rimontato ad arte per dimostrare che già dalla nascita si sarebbe dovuto capire che razza di pericolo individuo saresti per la società. Un metodo degno della frenologia ed altre scienze inesatte. Della mediocrità perchè l’unico modo per contare in questo mostro policefalo è mettere in rete le foto più inutile, noiose, retoriche possibile. Per poi diventare, più falsamente di Giuda, “amici” di gente spesso malauguratamente incocciata nel corso dell’esistenza. Maledetta tecnologia. Insomma, la solita solfa dell’omologazione delle personalità che si annullano reciprocamente fino a scomparire, dissolversi, spirare. Provocatoriamente celebro invece A Small World, versione upper classista, individualista, godereccia del social network. Almeno finchè non si intaserà pure questo.

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Qesto titolo contiene tre erori

      

 

Stato di diritto o Stato di ignoranza? Questo è il dubbio che sorge a vedere cosa stanno combinando con l’esame di Stato di quest’anno. Più che maturità sarebbe più corretto parlare di marcescenza. Siamo in una nuova era legata alla fine del razionalismo e del sapere. L’illuminismo è così passé. Ma io non mi schiero con gli scandalizzati, anche perché non sapevo che la poesia di Montale fosse dedicata ad un uomo. Dite che non è un’argomentazione sufficiente? Dite che il ministero ben dovrebbe sapere queste cose? E perché? Montale era così ermetico che probabilmente avrebbe lui stesso dei dubbi sulla finalità della sua opera. A parte questo paradosso, bisogna sottolineare il cambio di passo che lo Stato italiano suggerisce: lo strafalcione è finalmente sdoganato. La cultura del pressapochismo diventa la base su cui fondare un nuovo futuro coerente con la teoria del caos. Retrogrado è chi non accetta ciò storicisticamente, reazionario è chi difende l’erudizione corretta, codino è chi si aggrappa allo studio completo e approfondito. E basta con la storiella che un tempo le cose si sapevano bene e si facevano bene! Anzi, tante scoperte sono nate grazie ad errori clamorosi. Vi siete scordati la penicillina? E di Cristoforo Colombo? Se avesse imbroccato la rotta, oggi sicuramente non esisterebbe Mtv e il baseball. Una tragedia incolmabile.

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Reddite rationem

C’è la storia, verissima ma un pò vecchia, che su molte fatture della Parmalat di Tanzi compariva la sigla Ret Put. Insomma, un Ret Put qui un Ret Put lì, i magistrati si sono chiesti cosa volesse significare questa strana abbreviazione. E per primi l’hanno fatto, perchè le migliaia di operatori del mercato non hanno mai avuto un briciolo di curiosità a proposito. Magari qualcuno ha pensato a Rettorato Puteolano. Oppure a Retrograda Putrella, Reticolo Putativo, Retorico Putiferio, Retto Putrescente… invece, molto semplicemente, voleva dire Rettifica Puttanate. Come spesso possiamo vedere nella vita di tutti i giorni, anche l’élite dirigenziale di uno dei più potenti gruppi italiani nel mondo amava nascondere la polvere sotto il tappeto con metodi piuttosto naïf. Ma questo soprattutto vuol dire che anche con la tanto invocata trasparenza, le cose non migliorano necessariamente. Idem vale per la storia dei redditi online, dove la questione della trasparenza è una banale balla. Ma da che pulpito viene la tiritera? Io almeno ho la coscienza pulita. E’ il momento allora di una delle mie sconvolgenti provocazioni che darà vita ad un tam tam mediatico (oppure, com’è norma, non cambierà il solito tran tran quotidiano): pubblicherò i nomi di tutti i proprietari di un harmonizer, con quel trucco che mi sdoppia la voce! Oggi la prima parte:

Abbacchio Rodolfo

Abbruscato Mario

Acqualercia Giorgio

Andirivieni Nathan

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E’ un paese per vecchi

Non bastasse l’attaccamento alle poltrone istituzionali e accademiche, le barriere all’ingresso del mondo del lavoro, la bassa età pensionabile, etc, ora si passa direttamente alla vessazione fisica dei giovani. Da un certo tempo è stato creato uno strumento che emette un fastidioso fischio modulato su frequenze percebili solo da under 20, ma esistono anche per under 30, 40 e 50. I matusalemme hanno iniziato ad impiegarlo per scacciare i giovinastri che fan casino per strada o imbrattano le strade. Ma la preoccupazione nasce da indiscrezioni che parlano di un manifesto dei Sette Vegliardi di Sion, misterioso consiglio di anzianotti. Si mormora che vogliano dotare la cittadinanza canuta di versioni tanto potenziate di questi aggeggi da annichilire ogni volontà di reazione di chi può sentire il suono. L’idea è una nuova schiavitù. Infatti il potere si spartirebbe fra tutti i membri più anziani creando una nuova classe privilegiata, i Veterani (l’eufemismo dimostra quanto i vecchi siano molto indulgenti con sè stessi). I minori di 50 anni formerebbero così un’immensa massa di nuovi schiavi alla mercè delle volontà senili, vivendo una lunghissima attesa per il cinquantesimo compleanno che celebra con grandi feste e ballo liscio il passaggio della barricata: finalmente si è liberi dalla schiavitù e si può comandare gli inferiori con il disprezzo tante volte subito fino a quel giorno. La perfezione di questo ordine nasce dal fatto che gli schiavi non avrebbero spinta a rovesciare il potere non solo perchè verrebbero schiantati dal crudele fischio (se non impiccati) ma soprattutto essendo loro promesso uno scranno al lauto pasto della terza età. La forza dei pensionati nasce dunque dalla debolezza della tromba di Eustachio. Meditate giovani se non sia venuto il momento di una nuova lotta di classe su base anagrafica.

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La banalità del mare

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Mari o monti, questo è il problema. Da che le vacanze sono diventate un obbligo morale, soprattutto nel Bel Paese, tutti hanno dovuto affrontare l’amletico dilemma. Un pò come per la politica, non hanno tanto importanza chi ha delle preferenze definite e non modificabili, ma gli indecisi. A districarsi nella dicotomia c’hanno provato letterati, in funzione del lato estetico, medici, in relazione alla salubrità dell’aria, economisti, in termini costi/benefici, e via dicendo. Il fascismo si è decisamente schierato per italiche nuotate, specie se nei pressi di Littoria (oggi Latina). Ciò in apparente contraddizione con Nietzsche, spesso considerato ispiratore della destra nazionalista, che invece definiva il Superuomo “amante di alpinismo […] in gotica ascesa, volontà di potenza, dominazione del creato da un campeggio d’altura”, forse perchè trovava troppo ridicoli i costumi interi dell’epoca per fare il bagno. Il boom del dopoguerra ha permesso un maggiore sviluppo degli impianti sciistici, più costosi degli stabilimenti balneari, ma Pasolini preferiva “zappare la terra”. Il ’68 invece ha portato un pò di casino ovunque, che si parli di spiaggia o di baita. Con la guerra fredda si è superato il vincolo di stagionalità: l’estate diventa adatta al trekking e l’inverno ideale per partire per i Tropici. I favolosi anni ’80 invece vedono la consacrazione di fenomeni quali la costa romagnola e St. Moritz: lo scontro si sposta sul godereccio. Così come i cicli economici hanno correlazione con la moda e la lunghezza delle gonne, la recessione del 2000 ha portato a vacanze etiche e solidali. Un must è vedere gli svantaggiati morire di fame ed intristirsi tanto, per poi la settimana dopo volare in Sardegna per disintossicarsi, sperando che Diliberto si faccia saltare veramente al Billionaire dei Ricchibastardi e poter aristocraticamente godere, in santa pace, delle bellezze di Cala Gonone o della Costa Smeralda.

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Bobo è un “bobo”?

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Nell’ambito della vacua speculazione, è possibile analizzare la figura del Bobone nazionale (Christian Vieri) in relazione alla categoria dei Bourgeois Bohémien (alias bobos). Premessa metodologica: confronto delle caratteristiche del soggetto con le peculiarità sociologiche di tale stile di vita esposte dal Prof. Fabris (2003) e attribuzione di un I.d.A. (Indice di Aderenza) al modello.

Estrazione sociale – Bobos: generalmente di buona e benestante famiglia. Bobo: è pure figlio d’arte! I.d.A.= 9/10

Formazione – Bobos: altoscolarizzati, impegnati professionalmente e lavoro vissuto come una delle aree da valorizzare e su cui investire. Bobo: forse licenza media – vista la lotta impari con la consecutio temporum – ma il lavoro che si è scelto gli ha fatto guadagnare gran soldoni. I.d.A. = 5/10

Droghe e alcolici – Bobos: quanche spinello, moderato consumo di alcol, compatibile però con uno stile di vita salutistico. Bobo: probabilmente più di qualche spinello ma senza esagerare per non rischiare nei controlli antidoping della sua professione certo orientata al salutismo. I.d.A. = 8/10

Visione politica. Bobos: concezione più liberal della sinistra a cui imputano anacronistici legami con la componente operaistica. Bobo: poco coinvolto dalle questioni sindacali, certamente liberal e libertino ma non necessariamente di sinistra. I.d.A. = 6/10

Abbigliamento. Bobos: friday wear; può succedere che il capospalla di Armani sia indossato insieme al jeans di Diesel. Bobo: si è fatto un’apposita linea di vestiario, non indossa quasi nient’altro. I.d.A.= 3/10

Abitazione. Bobos: spesso ispirata dai principi feng-shui, vede un’eclettica mescolanza di oggetti di design, cose del passato ed altissima tecnologia. Bobo: gli basta che ci sia una doccia 3mx3m, la playstation ed un SUV nel box. I.d.A. = 2/10

Alimentazione. Bobos: opzione per le cucine etniche (soprattutto giapponese) alternate a scelte improntate allo slow food. Bobo: se non mangia al Baci&Abbracci dipende in cosa è specializzata la velina di turno; i paparazzi l’hanno beccato anche in qualche sushi bar (mentre impiegava le bacchette come stuzzicadenti). I.d.A. = 6/10

Vacanze. Bobos: rivolte a scoprire/riscoprire culture o luoghi lontani non contaminati da un turismo massificato. Bobo: non può fare a meno del casino romagnolo dove scopre/riscopre avvenenti ragazze di culture o luoghi lontani. I.d.A. = 2/10

I.d.A. complessivo = 5/10

Conclusione: il nostro attempato bomber ha ancora molta strada da fare, anche se l’ostacolo maggiore per i comuni mortali per essere bobos (la disponibilità economica) per Bobo non è un problema. Vieri dunque è un bobo in potenza. Certo non si può pretendere che possa poi diventare anche un radical chic.

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Bioetica Biotta

Quand’è successo? Dov’ero quando gli interrogativi insoluti dell’umanità sono passati da “può l’uomo capovolgere la strategia dominante nella natura, che nella riproduzione sceglie l’arma della complementarietà dei sessi” a “è finalmente possibile combattere la cellulite”? Probabilmente stavo mangiando un gelato. Ma proprio in quell’attimo molte cose sono cambiate. A mare i dibattiti di filosofia della scienza e diritti dell’embrione, a mare il cromosoma sintetico! Ora per bioe(s)t(et)ica (o meglio, Bioetyc) s’intende un nuovo rivoluzionario prodotto cremoso e untuoso che le femmine umane possono spalmare sui “punti critici”, grazie ad un nuovo kit “glutei perfetti” proposto da Deborah, che non è una collega della Montalcini ma un marchio di prodotti cosmetici. I fastidiosi inestetismi saranno i prossimi dilemmi che divideranno presto laici e cattolici in un nuovo referendum.. Vuoi tu che lo Stato sostenga la ricerca scientifica finalizzata alla bellezza dei cittadini italiani, in ordine all’articolo 3 della Costituzione per cui “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che […] impediscono il pieno sviluppo della persona umana”? Sì/No.

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